Sabato 15 marzo si è svolto un Tavolo di lavoro, organizzato da AIAS Bologna, dal titolo: "BIMBI DISABILI A CASA: COSTRUIRE UN SOSTEGNO INTEGRATO CON LE FAMIGLIE"
Questa occasione è stata l’opportunità per unire nella riflessione Tecnici dell’Ente Pubblico e del Privato Sociale, AIAS ha illustrato i risultati del lavoro svolto dal 1994 ad oggi a favore dei bimbi più piccoli con disabilità gravissima, residenti nella città e nella provincia di Bologna.
L’Associazione, che opera in collaborazione con i Servizi Sanitari Territoriali, negli ultimi anni ha dato un significativo arricchimento delle prestazioni, attraverso la realizzazione di due progetti: Zeroseianni (2001-2003) e Obiettivo Famiglia ( 2006-2008) attuati con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, e dedicati anche alla formazione e specializzazione del personale educativo ed assistenziale impegnato a diretto contatto con i bambini e le famiglie.
Con questi progetti, l’AIAS si è impegnata per migliorare la qualità della vita dei bambini e delle loro famiglie, realizzando diverse azioni di carattere socio-assistenziale ed educativo rivolte ai minori, di informazione, consulenza ed orientamento per le famiglie; di formazione e supervisione tecnica per il personale impegnato a diretto contatto con bambini e famiglie.
Nella prospettiva di dare continuità a questa esperienza e di contribuire all’elaborazione di buone prassi nel percorso di aiuto alle famiglie dei bambini disabili più piccoli, l’AIAS ha effettuato alcune proposte mirate specificatamente al sostegno dei bimbi che presentano patologie gravissime che necessitano di elevata intensità assistenziale e sanitaria e che spesso hanno bisogno di presidi sanitari per le funzioni vitali. Per questi bambini, e soprattutto per le loro famiglie, dopo lunghi periodi di ospedalizzazione, le dimissioni e l’arrivo a casa rappresentano un traguardo importante e positivo: sanciscono in qualche modo il termine della condizione di emergenza e pericolo di vita, la stabilizzazione della malattia, l’inizio di un percorso di miglioramento. Finalmente il poter affrontare una vita a dimensione familiare, con i propri tempi personali, tra le comodità e l’intimità proprie della vita domestica. Ma l’arrivo a casa rappresenta per i genitori anche la preoccupazione di dover affrontare in prima persona la gestione della vita quotidiana del bambino “gravissimo”, senza la protezione dell’intervento tempestivo e diretto dell’ospedale e dello staff medico e sanitario.









