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Concorso letterario dedicato a Pietro Pieri

FELICITA' O INFELICITA' di Marco Mignardi

Un giorno lontano, in un pianeta distante centinaia di migliaia di miglia d'amicizia, sorse tra gli abitanti questa domanda:come estendere alle altre creature che vivono negli altri mondi il linguaggio Amilik che si parlava tra gli uomini di quella terra?
Il linguaggio Amilik è semplice perché è universale per tutto il pianeta: riguarda oggetti animali e uomini, che si esprimono in mitezza, semplicità e comprensione fra loro e con se stessi.
Ad Amilik tutti gli esseri sono felici di vivere anche se sono differenti.
In questo paese, situato su una collina visibile solo al cuore e non agli occhi, un solo requisito è fare amicizia e stare insieme ognuno con tutta la lealtà possibile. Animali feroci incontrano animali più mansueti, si scambiano opinioni sul nuovo giorno appena cominciato e parlano apertamente del proprio carattere. Gli animali più docili vorrebbero per un giorno essere maggiormente aggressivi e viceversa. In questa pianeta il denaro è abolito, non deve entrare nei pagamenti, si fanno rapporti di reciprocità e sono misurati dal tempo che gli esseri scelgono di dedicarvi. In questo paese il tempo non è scandito dai numeri, ma da una caratteristica che annualmente è indicata o dagli oggetti, o dagli animali o dagli uomini, i quali si riuniscono per categoria solo una volta ogni anno. La frase scelta quell'anno fu la seguente: CONDIVIDERE LA FELICITA'. IL GRAN CONSIGLIO DELL'AMICIZIA, presieduto un anno da un essere umano, un anno da un oggetto e un altro da un animale, si divide per settori i quali a loro volta decidono chi li deve rappresentare per l'anno che è incominciato.
Tutti gli abitanti d'Amilik devono sempre stare con la mano aperta, pronti a donare e a ricevere amicizia secondo le varie situazioni di vita. Nei vari lavori non ci sono rapporti gerarchici, tutti devono portare il loro contributo con creatività duttilità mentale e intelligenza del cuore.
Gli oggetti in quell'anno scelsero il pane come rappresentante, per la sua digeribilità, gli animali il cane, per la sua fedeltà e gli uomini i menestrelli, come cantori della gesta d'amicizia e semplicità di vita. Gli abitanti d'Amilik erano sempre a mani aperte, mentre sulla terra esse rimanevano chiuse; in questa terra fantastica tutti si apprezzavano senza raccontarsi bugie, come ogni tanto succede sulla terra. Un giorno arrivò un drago, chiamato Manteniamo le Distanze, che voleva ingoiare i rapporti umani; aveva una polvere fina, che entrava a contatto con l'aria, l'acqua e il fuoco faceva irrigidire ogni cosa.
Tempo fa Manteniamo le Distanze, non era un drago cattivo, era solo un poco burlone; era sempre considerato cattivo dagli altri; egli arrivò nell'atmosfera del pianeta dopo aver fatto addormentare con la sua pozione magica tutti gli oggetti sulla pentola chiamata Gaia. I fatti di Gaia erano noti ai suoi abitanti che pensavano sempre ad accumulare denaro, lavorare solo per essere il più bravo e avevano perso il gusto di mangiare tutti con Dio, che faceva loro da Nonno dolcissimo, attentissimo e sapientissimo. Manteniamo le Distanze, una sera, aveva messo con il permesso di Dio un poco di polvere magica, che fece nel medesimo istante scendere un torpore su tutti gli uomini, le cose e gli animali; tutti dopo uno sbadiglio che arrivava fino alla luna partendo dalla terra si addormentarono, anche se erano appena scoccate le otto del mattino. Gli abitanti d'Amilik volevano con amicizia aiutare la terra. Quando il pane presidente in quell'anno d'Amilik seppe della grave disgrazia accaduta agli uomini, andò da Dio per chiedere una spiegazione; Dio molto semplicemente rispose che non volevano più fare amicizia e allora Manteniamo le Distanze in maniera burlesca li aveva puniti. Da quel giorno in poi gli uomini compresero che felicità e amicizia sono inseparabili, come pensavano gli abitanti d'Amilik.