Progetti di Residenzialità di Aias, come sono nati. Una bella storia.

Nel giugno 1988 Aias Bologna Onlus inaugurò la prima esperienza residenziale per persone disabili, presso la Casa di Paderno, questa scelta coraggiosa e unica, ha rappresentato molto per tante persone con disabilità e per tante famiglie: dagli iniziali 9 posti, oggi il servizio accoglie 17 persone ed è stato trasferito presso la struttura di Via Saliceto, dedicata a G. Selleri e a C. Battaglia.
Nel 2008, 20 anni dopo, abbiamo inaugurato il condominio partecipato di Via Bovi Campeggi, un’altra iniziativa che Lei ben conosce e nella quale ci ha sostenuto, esperienza di grande innovazione che accoglie 9 persone disabili. Nel 2012 abbiamo avviato l’appartamento di S. Caterina, per l’accoglienza temporanea di persone con disabilità in emergenza abitativa.

Il 6 giugno 2013 presso la Sala del Consiglio del Quartiere Navile si è tenuto un Incontro Pubblico per illustrare possibili soluzioni abitative future individuate da AIAS con la collaborazione di soci e famliari. Infatti con l’occasione del 25° anniversario della fondazione del primo centro residenziale per persone disabili, l’Associazione ha promosso una riflessione condivisa tra cittadini disabili, soci e famigliari, per delineare possibili strade future in tema di residenzialità alternativa all’istituzionalizzazione.

Da sempre AIAS opera in collaborazione con le Istituzioni Pubbliche e con le persone con disabilità proprio per individuare soluzioni appropriate, innovative ed efficaci, in linea con l’Art.19 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità. A tal fine l’Associazione ha organizzato un percorso di confronto e riflessione con cittadini disabili, soci e famigliari per individuare possibili strade future in tema di residenzialità. Per illustrare alla città i risultati del confronto e condividere pubblicamente gli obiettivi associativi delineati per i prossimi anni in materia di residenzialità.

Sono intervenuti inoltre Presidente del Quartiere Navile Daniele Ara, Centro Adattamento Ambiente Domestico Arch. S. Martinuzzi, Ing. M. Malavasi, Coordinatrice USSI DA Dott.ssa M. Grigoli, ha concluso i lavori Assessore alle Politiche Abitative R. Malagoli.

Alcuni punti di vista emersi nel corso delle discussioni:

“Siamo M. e C. una giovane coppia di persone con disabilità motoria, abitiamo da soli nel nostro appartamento a C. e abbiamo partecipato agli incontri del focus sulla residenzialità promosso da AIAS di Bologna. Il gruppo, s’è confrontato ed ha fatto proposte per costruire o un condominio solidale o un cohousing per persone con disabilità e comunque per trovare soluzioni abitative alternative al ricovero in una struttura”.

“soluzioni abitative alternative alla struttura potrebbero essere ottenute risanando edifici ormai inutilizzati da anni e messi a nostra disposizione dai Comuni, ad esempio: vecchi casali disabitati, vecchie fabbriche non più in attività, ecc. Durante gli incontri è nata l’idea sia di trasformare l’attuale edificio degli uffici del centro residenziale Selleri Battaglia in due monolocali o in un appartamento a due posti”

“Il focus sulla residenzialità a noi c’ha arricchito molto perché c’ha dato l’opportunità di conoscere persone nuove e di condividere con loro emozioni, paure, esperienze ed idee per il nostro futuro”.

Un altro contributo diretto:

“Mi chiamo C., alla mia età dovrei pensare ad altre cose …ma la mia vita gioca a rilento: ovvero, a quasi mezzo secolo mi trovo qui a preoccuparmi di andare a vivere “da sola”, di solito questa scelta la si fa quando si è in età giovanile e nel pieno delle forze…”

“Ho vissuto 25 anni in famiglia, poi quindici anni in centro residenziale, solo adesso mi sento pronta a prendere “il volo”. Certo il vivere in struttura mi ha cresciuta e formata, potrei dire non mi manca nulla ma …alcune regole proprio non riesco a digerirle: prima di tutte al compimento dei 65 anni dovrei essere trasferita in un servizio per anziani… poi se mi assento per più di tre giorni il mio letto, il mio armadio, la stanza che considero “mia” possono essere occupati da qualche persona che ne abbia necessità… questa esperienza residenziale ed esistenziale non la sto facendo con persone che mi sono potuta scegliere, ma con quelle che, come me, presentano necessità particolari, insomma non posso proprio sentirmi nel pieno possesso della mia privacy”.

“Da qui parte la mia voglia di “indipendenza”, sì è vero la paura è tanta, però se non provo resterò sempre nel dubbio. L’ideale sarebbe il progetto che si è pensato nel focus group: creare due monolocali vicini al residenziale, o un appartamento in condivisione, così si potrebbe usufruire del supporto e della presenza del Selleri-Battaglia e mettersi alla prova, eventualmente avere l’aiuto per alcune attività come la lavanderia o il riordino e riassetto del monolocale. Vivere da sola potrebbe consentirmi maggiore rispetto della mia privacy, non dover sottostare alle regole di una struttura pensata per tante persone, invitare chi voglio all’ora che desidero, sapere che i miei spazi non saranno occupati da sconosciuti, e soprattutto che allo scoccare della mezzanotte (i 65 anni) nessuno, senza consultarmi, come per magia mi trasferisce dove crede o peggio dove c’è posto!”

 

 

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