Oggi, 27 gennaio, è la Giornata della Memoria, ricorrenza dedicata ai milioni di vittime dell’Olocausto, ebrei, dissidenti politici, rom, omosessuali, che perirono per la folle teoria della “razza pura”. Prima della “soluzione finale”, però, il regime nazista si “esercitò” sulle persone con disabilità, ritenute “indegne di vivere”. Oggi ricordiamo la storia di quel “Primo Olocausto”, che costituisce certamente una delle maggiori atrocità del Novecento.

Ci sono tanti modi per non dimenticare cosa è potuto accadere, testimonianze, filmati d’epoca, libri. Aias Bologna ha voluto celebrare questo triste evento con lo spettacolo di Danza Creativa: “Il Giardino di David“, portato in scena qualche anno fa dal gruppo del Laboratorio del Movimento Creativo di Aias e KairosDanza.
Lo spettacolo nasce da una collaborazione artistica tra Simona Santonastaso (Coreografa e Regista) e suo padre, Pippo Santonastaso (autore del libro: Il Giardino di David, ancora disponibile presso la nostra sede) e ripercorre le tappe salienti e rimaste nella memoria di un ragazzo ebreo disabile durante il periodo della seconda Guerra Mondiale e più precisamente precedente l’Olocausto.

Il fatto che la storia sia raccontata in prima persona dal protagonista, rende le atmosfere filtrate dalla visuale di un bambino che osserva il susseguirsi di eventi a lui inspiegabili e incomprensibili. con curiosità ed estrema fiducia nel prossimo, in particolare nella propria famiglia che. in modo istintivo e naturale. tende a proteggerlo da tutto ciò che potrebbe rischiare di ferirlo. La sua condizione di disabile non viene mai palesata. se non alla fine, quando, David uscirà definitivamente da quella momentanea evasione nel mondo dei suoi ricordi di bambino e ritornerà ad essere quell’adolescente messo a forza su un treno e spedito, come un pacco, verso una destinazione ignota. Le sue speranze e fiducia nel prossimo, non si perderanno mai, forse proprio perché radicate dentro di sé da un’educazione e protezione che lo hanno accompagnato dal primo giorno di vita al suo ultimo e inconsapevole.

Lo spettacolo, grazie anche alla presenza degli allievi del corso di Espressione Corporea, apre una finestra su una Realtà che in rare occasioni è stata protagonista, anzi, a volte addirittura nascosta: il trattamento riservato, nel periodo dell’Olocausto a quella categoria di persone che oltre ad essere considerate razza interiore perché ebrea, veniva indirizzata ad un diabolico piano nazista chiamato Action T4 che, trasfigurando il significato di una parola, legalizzava la pratica dell’eutanasia dei disabili considerandola un vero e proprio “diritto” dello Stato.

Un altro evento legato a questo tema lo troviamo nello spettacolo teatrale di Marco Paolini: Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute – “Lo spettacolo segue le origini delle idee eugenetiche”, spiega infatti Paolini. “Racconta ciò che accadde in Germania tra il 1934 e il 1939, l’accelerazione della macchina burocratica tedesca verso la sterilizzazione di massa, quando l’eugenetica diventa disciplina universitaria, e poi il salto dalla sterilizzazione all’eliminazione. C’è la storia del primo bambino disabile sequestrato e soppresso. La fase ufficiale del programma Aktion T4 dura due anni, dal primo settembre 1939 all’estate 1941. Esiste persino un bilancio di 70.292 vittime, ma si tratta di stime. E c’è anche il racconto della così detta “eutanasia selvaggia”, termine che rischia di sembrare un alibi, ma indica la morte negli ospedali psichiatrici di altre 230 mila persone tra il settembre del 1941 e il settembre del 1945. La guerra finisce ai primi di maggio del 1945, ma la macchina eutanasica non si ferma, anzi continua a funzionare per anni. Tant’è vero che fino al 1948, negli ospedali psichiatrici tedeschi l’indice di mortalità resta altissimo. In Italia, invece, di quei dati non ci sono stime, mancano le statistiche”.

Perché la Giornata della Memoria non sia solo una ricorrenza ma l’impegno a ricordare lo sterminio di migliaia, di migliaia di persone fra le quali, non va dimenticato, una grande quantità di donne, uomini, ragazze, ragazzi, bambine e bambini con disabilità.